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Sotto a chi tocca

Il carnet dei papabili è molto ampio, e questa non può essere una novità. Ciò che appare nuovo, soprattutto dopo il caso Marrazzo, è che nel grande calderone occorre ora inserire anche i più insospettabili, i più “acqua e sapone.” Tutti, e forse anche qualcuno in più, quindi.

Piero Marrazzo

Piero Marrazzo

Di conseguenza, il “Tototrans” in corso in queste ore – oltre che inopportuno e abbastanza squallido – è politicamente inutile. Quando (e se) usciranno nuovi nomi e quando (e se) verrà accertata una qualche responsabilità pubblica di tali personaggi, allora si potranno muovere le giuste critiche e avanzare le proprie perplessità, sperando che saranno proporzionate alla funzione pubblica degli interessati. Ma prima che questo avvenga, a chi giova fare nomi? Soltanto al pettegolezzo e alle sempre sveglie malelingue, o c’è davvero in atto un primo cedimento strutturale di quel sistema – fatto di ricatti, favori, estorsioni – tanto paventato da qualcuno in questi ultimi giorni?

Nell’incertezza, la contingenza dovrebbe comunque spingere ad un allargamento del dibattito. Un’opinione pubblica seria, guidata magari da una classe giornalistica altrettanto seria, dovrebbe lasciar perdere la questione-trans (che non costituisce assolutamente un problema pubblico, sebbene sia l’aspetto centrale della vicenda) per dedicare la propria attenzione alla cornice della vicenda stessa. Certamente il favoreggiamento alla prostituzione non costituisce un punto a favore di un politico, ma l’uso abituale di droghe – come ha detto giustamente la transessuale invitata  ieri ad Annozero – compromette oggettivamente l’integrità fisica di un individuo, e di conseguenza la responsabilità pubblica che tale individuo – se è un uomo politico – detiene. Essere rappresentati o governati da un puttaniere non va bene; ma esserlo da un tossicodipendente va molto peggio.

Prostituzione e droga, di per sé, sono elementi gravissimi se collegati ad un rappresentante del popolo. Ma il problema nel problema – almeno secondo ciò che è emerso nell’ultima settimana – è un altro ancora, e probabilmente meriterebbe di essere isolato da tutto il resto: il sistema di ricatti, favori, estorsioni, già citato prima.

Se quel meccanismo venisse davvero accertato, occorrerebbe capire chi ha in mano le redini del gioco, e chi può controllare – o influenzare – l’azione politica di qualcun altro mediante il ricatto, o anche solo attraverso una pressione psicologica (magari non esplicita). Occorrerebbe capire se il sistema sia in perfetto equilibrio, o  se, viceversa, un piatto della bilancia abbia più peso – e quindi più potere – rispetto all’altro. Il punto, a mio avviso, è importante: perché nel caso esista un perfetto bilanciamento tra le parti, l’effetto domino è un opportunità non troppo aleatoria; nel caso opposto, cambierà poco o nulla: qualcuno cadrà, ma sarà repentinamente sostituito da qualcun’altro dello stesso calibro. Forse un po’ più furbo, e magari un po’ più abile a non farsi immortalare con le mani in pasta.

Sì, più abile e più furbo. Perché la trasparenza, l’integrità e la coerenza dei politici – ormai e sempre di più – devono fare i conti con un fattore inesistente sino a qualche tempo fa: la tecnologia digitale. La facilità di registrare, duplicare e diffondere audio e video (documenti molto più immediati ed “ingombranti” rispetto alle fotografie) è direttamente proporzionale ad un altro elemento che un politico non si può permettere: la vulnerabilità.

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