Avanti con l’Omofobia
L’affossamento del provvedimento che avrebbe posto l’aggravante per violenza omofobica è un chiaro, e trasversale, atto politico. La prova che il Vaticano interagisce attivamente con il Palazzo italiano è nuovamente tangibile, benché non così esplicita da mettere in crisi la costituzionalità della laicità dello Stato. Questo è il problema principale, la causa di tanti mali italiani. Un problema di cui non si vede soluzione vicina.
Da un punto di vista sociale, il provvedimento sarebbe stato un bel passo in avanti. Non perché avrebbe risolto il problema – sempre più preoccupante ed evidente – dell’omofobia nel nostro Paese; ma in quanto avrebbe costituito un seppur minimo segnale, sia nei confronti del mondo omosessuale, sia – in senso opposto – nei confronti della barbarie culturale che alimenta i malati di omofobia. I veri deviati.
Un segnale che, cosa importante, avrebbe avuto la stessa matrice della discriminazione crescente registrata negli ultimi anni: un segnale politico, un tentativo di invertire le pericolose tendenze create da irragionevoli propagande elettorali, da dichiarazioni assurde, da politiche incomprensibili. Tutti elementi, questi ultimi, che hanno concorso alla creazione di quel clima di intolleranza che tende sempre più a consolidarsi, anche grazie – bisogna ammetterlo – ad una spiccata tendenza “genetica” della società media italiana.
L’arretratezza culturale di un Paese si misura anche da queste cose: dai politici che votano o meno certi provvedimenti, e dai cittadini in sintonia con tali politici. Questo è il fattore più preoccupante. L’omofobia (esattamente come la xenofobia) è una vecchia malattia che trova i suoi anticorpi nella cultura civica di un popolo, nell’istruzione scientifica, nella modernità ideologica. Nell’Italia attuale tali elementi trovano sempre più difficoltà di implementazione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro dotati di buon senso: anche da quel punto di vista, l’Italia è un Paese malato. E in progressivo regresso.
L’Italia non è più capace di discutere in merito a certe questioni. Da anni il nostro Paese è privo di una opinione pubblica compatta, intelligente, ricettiva; da anni la dottrina conservatrice, in matrimonio con la demagogia politica più volgare, è riuscita a cancellare quella consapevolezza di cittadinanza e di progresso che si era sviluppata, sebbene con i suoi limiti, nei decenni precedenti.
La responsabilità di tutto questo è politica e trasversale. E l’isolamento del nostro Paese dal senso civico internazionale, sempre più evidente e preoccupante, porterà a chiari risvolti negativi. Soprattutto per le generazioni più giovani.

L’omofobia è davvero una realtà fin troppo evidente e assistere quotidianamente alla sua chiara ostentazione non fa che alimentare il mio disagio. Si, l’influenza esercitata dal Vaticano sul popolo ignorante è ancora molto forte, tuttavia secondo il mio punto di vista essere cresciuti nel “timore” di scoprirsi omossessuali ha generato un completo rifiuto verso questo aspetto della sessualità. Gli episodi di violenza sono ingiustificabili e tipicamente ad opera di persone del tutto sprovviste di intelligenza. E chissà che siano loro un giorno ad essere discriminati
Ciò che più mi preoccupa è il fatto che ci siano tante persone che si rifiutano di vedere l’omofobia come un problema. Il Vaticano fa la sua parte, ma purtroppo certe cose sono talmente radicate nella cultura popolare dell’italiano medio che sarà difficile sradicarle: servono ancora tante generazioni prima che la situazione possa migliorare da quel punto di vista.
Sai che non c’ho capito molto del teatrino dall’aula in commissione e del voto finale? Resta giustamente il fatto, come hai sottolineato, che siamo molto indietro, e torneremo sempre più indietro grazie a Lega e Nazi.
In effetti c’è stata qualche manovra poco chiara. Pare che la legge non sia passata a causa di un “dispetto” tra le coalizioni. Incredibile come si possa giocare con questioni così delicate.