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Mio marito non sta bene

Risuona ancora la forte eco delle parole di Veronica Lario di qualche mese fa:

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Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene“.

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Risuona forte perché ormai la situazione è talmente chiara che sarebbe oltremodo ridicolo ostinarsi a pensare il contrario: Berlusconi è pazzo. Berlusconi ha seri problemi mentali, ormai indipendenti dalla sua verve di estremo populismo, dalla sua allergia per la democrazia, dalla sua indiscussa abilità retorica da propaganda elettorale. Berlusconi non sta bene.

8 ottobre 2009 - L'Unità

8 ottobre 2009 - L'Unità

Qui non si tratta più di criticare e combattere il suo non-pensiero; non si tratta più di vergognarsi per il complicato insieme di disvalori che è riuscito ad installare nel sistema operativo degli italiani; non si tratta più di scandalizzarsi ed indignarsi per il regresso che ha contribuito a portare nel nostro Paese e per la nomea dell’Italia che ha creato all’estero. Il problema è molto più serio.

Le forti dichiarazioni fatte da Berlusconi, in merito alla sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, fanno emergere l’immagine di un uomo istericamente instabile, oltre che profondamente antidemocratico. Una conferma di ciò risiede nella prova contraria: basta solamente immaginare le parole di elogio che il Presidente del Consiglio avrebbe rivolto ai giudici in caso di approvazione del Lodo; basta solamente pensare con quale pacatezza avrebbe condito la sua reazione in caso di esito positivo. Ieri si è avuta l’ennesima dimostrazione del fatto che, per Berlusconi, la Giustizia esiste soltanto quando avvantaggia i suoi interessi; e del fatto che, quando ciò non avviene, il Presidente perde definitivamente la bussola. Alla faccia della democrazia e della oggettività delle cose.

Come dissi qualche mese fa, il troppo potere inebria chi lo detiene, fa perdere il senno, l’equilibrio, diventa pazzia. La smania di onnipotenza di Berlusconi potrebbe davvero far precipitare gli eventi: non tanto in ambito istituzionale, quanto in quello sociale e di ordine pubblico. Tra i tanti disvalori accennati poco sopra, ce ne sono due in particolare che – attualmente – dovrebbero allertare maggiormente: il primo riguarda la recisione dei legami di solidarietà tra i cittadini italiani; il secondo, estremamente collegato, riguarda la malleabilità delle folle sotto controllo diretto di Berlusconi e del suo culto della personalità.

Il primo è stato una tessera fondamentale del mosaico berlusconiano, nonché il frutto di un processo graduale che negli anni ha fatto crescere esponenzialmente la diffidenza, lo scontro, il conflitto verbale, la violenza, l’egoismo, non solo tra cittadini italiani ed immigrati, ma anche – e forse soprattutto – tra cittadini italiani stessi. Il secondo è stato anch’esso graduale, ma collegato direttamente a quel fascino – prevalentemente latino – che spinge l’italiano medio all’adulazione sfrenata e irrazionale del patriarca: sia esso il Papa, Benito Mussolini, Silvio Berlusconi.

Il potenziale esplosivo di questi due fattori è, a mio parere, devastante. Basta una parola per aizzare un popolo. E poco importa se questo popolo sia proprio quello delle libertà. Le provocazioni di Umberto Bossi rimangono, sino a prova contraria, tali: ma quanto basterebbe per passare dalle parole ai fatti? La risposta è unica: basterebbe veramente poco.

Da questo punto di vista, mi auguro vivamente che Berlusconi abbia già ampiamente dimostrato “di che pasta è fatto“. Se così non fosse, non voglio nemmeno immaginare quale corso seguirà la “nuova” stagione italiana.

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